Più di una volta il People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) ha redarguito gli sviluppatori di videogiochi per l’inclusione ed il trattamento riservato agli animali all’interno dei loro prodotti. Questa volta, è il turno di Far Cry 5 e di Ubisoft.

Come saprete, lo sparattutto in prima persona open world della compagnia francese include le sezioni di pesca. Proprio queste sono il soggetto dell’accusa: secondo l’associazione per la difesa dei diritti degli animali, la pesca sarebbe “glorificata” e “banalizzata” all’interno del gioco.

“Pescare significa attirare un pesce in trappola, esporlo alla paura e all’impossibilità di respirare per minuti o ore, nonché alla lotta estenuante contro la morte prima di essere ucciso o aperto in due vivo”, ha inoltre aggiunto il PETA con una nota. “Oggi sappiamo che un pesce è un ‘qualcuno’ non un ‘qualcosa’, e la promozione della pesca è sbagliata. I pesci sono dei curiosi vertebrati con delle personalità invididuali”, ha poi concluso Tanja Breining, biologo e specialista della fauna marina presso il PETA.

Al momento, Ubisoft non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione riguardo alla questione. Voi cosa ne pensate? Le accuse del PETA sono giustificate? Ricordiamo che Far Cry 5 è disponibile ora per PC, PlayStation 4 e Xbox One.

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