Guerra che ebbe inizio nel 2011, inizialmente Apple aveva fatto causa a Samsung chiedendo un risarcimento danni di 2,5 miliardi di dollari, cifra che fu ridotta a 1 miliardo di dollari con la prima sentenza in favore di Apple emessa nel 2012.

Alla base delle differenti vedute c’è una diversa valutazione di cosa sia un prodotto, se la semplice somma dei brevetti su cui è basato o qualcosa che li trascende. Samsung infatti, ammessa la propria colpevolezza, ha sempre sostenuto di non dover pagare più del valore dei singoli brevetti violati, perché l’iPhone ne utilizza oltre 200 e non tutti di proprietà dell’azienda californiana.

Apple invece ha sempre ribattuto che attraverso l’utilizzo illecito di alcuni brevetti Samsung avesse realizzato uno smartphone assai simile, confondendo i consumatori e sottraendo potenziali vendite al proprio iPhone.

Tre anni dopo, le cose cambiarono quando un tribunale sancì che Apple non avesse i diritti per brevettare l’aspetto degli iPhone, decisione che portò a un’ulteriore riduzione del risarcimento da parte di Samsung a 548 milioni di dollari. La cifra fu corrisposta da Samsung alla fine del 2015, in seguito a un accordo con Apple per chiudere gli altri contenziosi legali al di fuori degli Stati Uniti.

Le due aziende hanno invece continuato a confrontarsi in modo piuttosto serrato nei tribunali statunitensi, con appelli e nuove cause intentate reciprocamente. Samsung ha provato in più occasioni di portare i processi a livello federale, chiedendo che fossero nuovamente celebrati e nel tentativo di ridurre i risarcimenti da pagare ad Apple. Nell’autunno del 2017 Samsung è stata però condannata a pagare 120 milioni di dollari ad Apple per avere copiato il sistema di sblocco a scorrimento degli iPhone.

La nuova sentenza con il risarcimento da 539 milioni di dollari sempre a favore di Apple, di cui 533,3 milioni sono per la violazione di tre brevetti sul design e altri 5,3 milioni per la violazione di due brevetti su alcune utiliy.

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