Ho avuto l’onore di parlare con Luigi “Bigio” Cecchi, grande fumettista e autore di un capolavoro come Drizzit. Di seguito trovate l’intervista

D – Ciao Bigio, intanto grazie per l’intervista e la pazienza. Drizzit è un fumetto davvero longevo, che già ha visto sette volumi editi da shockdom. Quando hai cominciato avevi già in mente una storia così lunga e strutturata o la trama si è sviluppata man mano che procedevi?

R – Ciao e grazie a voi per l’opportunità! Drizzit è un fumetto longevo, ma non più di molti altri fumetti suoi simili, se ci si ferma a pensarci. Essendo una striscia a fumetti appartiene allo stesso genere di Sturm Truppen, Il Mago Wiz, i Peanuts o Calvin & Hobbes. Quest’ultimo fece scalpore quando Will Watterson decise con fermezza di chiuderlo dopo “soli” dieci anni di pubblicazione. Anche io ho deciso che Drizzit avrebbe avuto una fine, e sono molto fermo a riguardo. Certo, non è una decisione che ho preso nei primi anni di pubblicazione; si tratta di una scelta che è maturata man mano che il fumetto si evolveva in qualcosa dalla trama più complessa. Al contrario della maggior parte delle comic strip, infatti, Drizzit ha una trama di fondo, di conseguenza ambientazione, personaggi e intrecci evolvono man mano che si procede. Questa “evoluzione” non può continuare all’infinito, non potevo trattare Drizzit, Katy o Baba Yaga come Charlie Brown o Calvin, personaggi cristallizzati nella loro età e con un carattere immutabile negli anni. Occorreva che il tutto portasse a qualcosa, da qui l’esigenza di dare un finale al fumetto.

D – I personaggi femminili di Drizzit sono donne piene di carattere, alcune con un passato difficile alle spalle (Katy, Maulyse, la stessa Baba Yaga…), ma quale, tra tutte, è quella che a tuo avviso ha avuto la crescita più importante? E soprattutto, perché?

R – Naturalmente i protagonisti del fumetto sono quelli ad essersi evoluti maggiormente. Katy più che Baba, visto che la strega per quanto protagonista è un po’ un personaggio “fuori dal gruppo”. Esistono due motivazioni per l’evoluzione dei personaggi in Drizzit: la prima è una motivazione di metanarrativa, e cioè come spiegavo nella precedente risposta, non si può sottendere una trama per 2000 strisce e pretendere che tutto ciò che accade ai personaggi non li cambi; la seconda è che Drizzit nasce come una comic strip molto semplice, con personaggi stereotipati o parodizzati da opere di grande successo, ma col tempo si è evoluto ed è divenuto un universo narrativo complesso, all’interno del quale non c’era più spazio per personaggi bidimensionali. Certo, si può continuare a leggere Drizzit rimbalzando sulla superficie, facendosi una risata ad ogni striscia e seguendolo con opportuna leggerezza, ma la mia intenzione è stata quella di renderlo un’opera che sotto la crosta di comic strip divertente rivelasse altro. Così, chi vuole scavare nelle motivazioni di ciò che fa Katy senza soffermarsi al fatto che “le interessano solo i soldi”, può farlo.

bigio

D – Domanda tecnica, tra un fumetto nato come web comic e una pubblicazione pensata fin dall’inizio per il cartaceo, le differenze quali sono?

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R – Ce ne sono molte e riguardano cose come l’impostazione delle vignette, l’immediatezza del contenuto, o la possibilità di sfruttare animazioni e cose del genere. Però Drizzit è un webcomic solo in quanto viene pubblicato online, perché altrimenti, da un punto esclusivamente tecnico, è una comic strip a tutti gli effetti e la mia preoccupazione fin dagli esordi è sempre stata di farlo rientrare in questa categoria e basta.

D – Parliamo di un altro tuo fumetto molto apprezzato: The Author. Le muse sono parecchie e i tuoi lettori hanno imparato presto ad amarle, tanto che pare che non siano mai sufficienti! Vedremo altre esponenti della schiera o ci hai già presentato tutte le muse richieste dalla trama? Senza nulla spoilerare, sapremo mai qualcosa di più sugli ibridi tra muse e umani a cui accenna Ananke a pagina 15 di “Melpomene.” ? (Sì, sono andata a rivedermi la pagina)

R – Eheh. Mi piacerebbe molto approfondire un sacco di aspetti di The Author, ma non credo che sarà possibile. Quando mi dedico a storie che approfondiscono il passato delle muse o quando nella trama principale ci sono momenti in cui la narrazione prende il sopravvento rispetto agli episodi a “pagina singola”, si nota palesemente un calo di interesse da parte dei lettori. Vorrei aprire una parentesi: la “popolarità” (quella cosa che su facebook è determinata da like, commenti, condivisioni) è l’unica moneta che conta per un fumetto che viene pubblicato completamente e gratuitamente online. Ne determina la sopravvivenza. Non solo, determina anche l’interesse verso le eventuali raccolte cartacee o altro merchandise, che sono le cose che portano guadagno all’autore e che lo ripagano, dopo un lungo giro, del lavoro che fa. Ecco, chiudendo la parentesi, The Author va bene, ma non abbastanza da potermi permettere di spendere troppe ore di lavoro su spin-off, storie secondarie e approfondimenti. Nel caso di The Author sono costretto a fare economia di tempo e a concentrarmi su quello che voglio dire, senza poterci girare troppo attorno. Inutile dire che mi dispiace molto, perché l’universo di The Author è bellissimo e forse più complesso di quello di Drizzit.

luigi cecchi

D – Hai mai pensato alla possibilità di una serie animata su “The Author”?

R – Me lo chiedono spesso, più per Drizzit che per The Author, ma c’è un fraintendimento a priori quando si affronta questo argomento: non sono gli autori di un fumetto a dover pensare a cartoni animati, film, videogiochi o quant’altro possa essere tratto dalle loro opere. Ci deve pensare chi fa queste cose, comprarsi i diritti e farlo. Conosco pochi autori che direbbero di no a proposte del genere.

D – Domanda da fan (lo erano tutte, ma questa di più): ci sarà un volume 2, in futuro, de “il fanservice si paga a parte“? Tanto per permettere anche alle donzelle di rifarsi gli occhi… di certo non avresti problemi a convincere Artemide a posare con gli addominali bene in mostra!

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R – Quasi sicuramente usciranno altri miei artbook in futuro e magari conterranno anche molte illustrazioni di personaggi maschili (non è che non mi piace disegnarli eh), però “Il Fanservice si paga a parte” è discorso a parte perché è una raccolta selezionata delle illustrazioni che pubblico su Patreon, e quando su Patreon pubblico una bella illustrazione di un eroe maschile non ottengo affatto lo stesso riscontro rispetto a una con protagonista uno dei miei personaggi femminili. Sono certo che ci sono tantissime lettrici che apprezzerebbero molto che sfornassi tanti disegni di Artemide, Zedret o del drago Flaffla, però è chiaro che non sono disposte disposte a sostenermi economicamente su Patreon come invece sembrano ben disposti a fare i miei lettori, di conseguenza le raccolte come “Il Fanservice si paga a parte” saranno quasi esclusivamente composte da pulzelle discinte!

Ancora grazie per il tuo tempo!

 

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