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L’espansione del fenomeno delle criptovalute, e della relativa attività di mining, divide l’opinione pubblica, le aziende a vari livelli impegnate nel mercato ”hi-tech”, e le istituzioni finanziarie. Tra detrattori e sostenitori, il quadro è quanto mai variegato ed anche Enel ha assunto una posizione sul tema, in considerazione dell’impatto ambientale del mining di criptovalute.

Enel non è interessata ad entrare nel business della vendita di energia da impiegare per minare Bitcoin ed analoghe criptovalute:

Dopo approfonditi studi ed analisi Enel è giunta alla conclusione di non nutrire interesse alcuno per la vendita di energia destinata ad attività di mining di criptovalute

Una decisione coerente con le politiche di decarbonizzazione e di sviluppo sostenibileseguite dal colosso italiano dell’energia:

Enel ha intrapreso un percorso chiaro verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile e considera l’uso intensivo dell’energia dedicata al mining di criptovalute come una pratica insostenibile che non si adatta al modello di business che sta perseguendo.

Per contestualizzare l’intervento di Enel, può essere utile tornare a riflettere sulle elevate richieste energetiche legate al mining con lo studio effettuato alcuni mesi fa da Power Compare: a titolo di esempio, basti sapere che l’energia per minare Bitcoin ha raggiunto livelli superiori al consumo energetico di 159 Paesi, e il trend non è in calo.

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