Xiaomi, azienda cinese quarta al mondo per produzione di smartphone, ha formalizzato la richiesta per quotarsi in borsa a Hong Kong, con un’offerta pubblica iniziale che sarà probabilmente la più grande al mondo da quella di Alibaba nel 2014 da 25 miliardi di dollari. Secondo gli analisti, la società potrebbe raccogliere fino a 10 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione intorno ai 100 miliardi di dollari. La stima degli analisti è quasi pari al doppio rispetto alla valutazione ricevuta da Xiaomi nel 2014. Il dato è ancora più notevole se si pensa che Xiaomi fu fondata poco più di otto anni fa. La sua rapida crescita è stata resa possibile da politiche commerciali molto aggressive, con la vendita di smartphone di media qualità a prezzi molto bassi, sui quali la società ha pochi margini di guadagno. Negli ultimi anni Xiaomi è riuscita ad aumentare le vendite anche grazie alla costruzione di 200 negozi in Cina, che offrono assistenza imitando il successo degli Apple Store.

Per differenziare ulteriormente la propria offerta, ora Xiaomi produce e vende un po’ di tutto: oltre agli smartphone, realizza accessori per tracciare la propria attività fisica, cuociriso, valigie e altri prodotti che si collegano a Internet e possono essere controllati a distanza. La società si è concentrata molto sull’India, il suo secondo mercato più importante dopo la Cina, aumentando sensibilmente le vendite. Insieme alla richiesta per l’offerta pubblica iniziale, Xiaomi ha fornito per la prima volta pubblicamente alcuni dati finanziari. La società ha prodotto ricavi per 18 miliardi di dollari nel 2017, con un aumento del 67,5 per cento su base annua, riuscendo a triplicare le vendite in Occidente.

Leggi anche
Xiaomi: in arrivo un nuovo Mi Store in Italia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui