Da oggi si cambia musica, anche in Italia. Per due motivi.
Il primo coinvolge l’intero mercato dei brani in streaming: scende in campo nel nostro e in altri 11 Paesi, dopo il debutto del 22 maggio in 4 zone del mondo, YouTube Music, l’anti-Spotify della piattaforma più utilizzata per l’ascolto della musica digitale (secondo gli ultimi dati disponibili di Ipsos Connect, il 91 per cento degli utenti italiani di YouTube lo sfrutta per accedere a contenuti musicali).

Il secondo motivo è collegato a questa ultima considerazione: con l’app Music, YouTube prova a capitalizzare con convinzione l’attenzione del suo miliardo di utenti attivi interessati alla musica catturato con il modello tutto-gratis-user-generated e a colmare il cosiddetto value gap, il diverso contribuito economico alla causa delle case discografiche da parte degli attori del settore.

Music è disponibile in una versione gratuita con interruzioni pubblicitarie e una (YouTube Music Premium) a 9,99 euro al mese che non contiene alcuno spot e consente di ascoltare i brani anche mentre si sta facendo altro con il telefonino (il termine tecnico è «Background listening») e di scaricarli. I primi tre mesi sono gratis. Modello e funzionamento ricalcano quasi esattamente quelli del rivale giurato Spotify, che con i suoi 75 milioni di abbonati guida il settore presidiato anche da Apple, Amazon, Tidal e Tim.

Ci sono però cinque differenze che balzano subito all’occhio:
• Diversamente dei californiani, gli svedesi offrono anche informazioni sui concerti e indirizzano l’utente al portale di acquisto dei biglietti. Candice Morrissey, head of music content partnership Emea di YouTube, spiega al Corriere che negli Stati Uniti è già in essere «una partnership con Ticketmaster interna a YouTube» e che possiamo aspettarci «qualcosa di simile su Music in futuro: vogliamo dare a nostri partner la possibilità di ampliare le fonti di guadagno».
• Spotify ha messo da parte i video, su cui invece punta forte Apple. Per YouTube Music i filmati sono – ovviamente – un punto di forza. Interessante la modalità di selezione. Morrissey sottolinea come l’obiettivo primario sia «garantire la presenza sull’app di contenuti di qualità». Spazio quindi, oltre ai video ufficiali, «a live, cover e remix che vengono giudicati all’altezza in accordo con le case discografiche (niente filmati amatoriali ai concerti e spazio al materiale di radio o tv, ndr)».
• Rimandata a data da destinarsi la selezione della qualità dell’audio per risparmiare dati o sfruttare una connettività limitata, già attiva su Spotify.
• Mountain View fa a meno dei curatori umani delle playlist, cui si affida invece l’app di Stoccolma.
•«Non ci saranno esclusive, perché non riteniamo aumentino il valore dell’offerta ai consumatori», ci ha anticipato Morrissey. Sia Apple Music sia Tidal hanno invece provato a blindare gli artisti per differenziarsi dalla rivale europea. Proprio nelle ultime ore Jay-Z e Beyonce hanno deciso di portare il loro album su tutte le piattaforme, nonostante il rapper volesse usare la sua notorietà e quella di altri dei suoi colleghi per spingere (il suo) Tidal.

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Tornando alla nuova offerta di Mountain View, chi fosse disposto a mettere mano al portafoglio per 11,99 euro al mese può addentrarsi anche in YouTube Premium (l’ex Youtube Red), per alternare l’ascolto della musica alla visione di contenuti originali oltre che navigare l’intera piattaforma senza interruzioni pubblicitarie.

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