Giocare ai videogiochi insieme ad altre persone, senza trovarsi nella stessa stanza, non è mai stato così semplice. Le soluzioni per divertirsi a distanza si sono moltiplicate e, negli ultimi anni, si sono aggiunte tecnologie che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza. Vediamo come si è arrivati fin qui e quali sono oggi le strade percorribili.
Un intrattenimento sempre più condiviso
Dagli anni 2000 ad oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante anche nel campo dell’intrattenimento e quindi del gaming. Non sono soltanto i classici videogame a mettere in comunicazione gli utenti tra di loro. Anche altri passatempi della rete come i giochi di carte o come il bingo online, passando per le attività ludiche proposte dalle piattaforme social, sono pensati più per la condivisione e non espressamente per divertirsi in solitaria. È in questo contesto che le modalità multiplayer online, ormai integrate nella maggior parte dei titoli, hanno reso normale collegarsi con amici e sconosciuti da ogni parte del mondo, trasformando il salotto di casa in un punto d’incontro globale, dove ci si dà appuntamento a una certa ora per una partita esattamente come si farebbe al campetto.
Dal divano al mondo intero
La strada, del resto, è stata lunga. Si è partiti dal multiplayer locale, quello del divano condiviso e dello schermo diviso in due, per poi passare alle prime reti casalinghe e infine a internet, che ha abbattuto ogni confine. Oggi funzioni come il Remote Play permettono persino di collegarsi alla propria console di casa mentre si è fuori, mentre il cross-play consente a chi possiede piattaforme diverse di giocare nella stessa partita. In pratica, il concetto stesso di “giocare insieme” si è progressivamente svincolato dal luogo fisico in cui ci si trova.
La rivoluzione del cloud gaming
La vera novità, però, si chiama cloud gaming. L’idea è tanto semplice quanto potente: invece di far girare il gioco sul proprio dispositivo, lo si esegue su potenti server remoti, ricevendo in streaming soltanto il flusso video, un po’ come avviene con le piattaforme di film e serie tv. Così anche chi non possiede un PC costoso o una console di ultima generazione può cimentarsi con titoli molto esigenti da un semplice smartphone o da una smart TV. Tra i servizi più diffusi ci sono NVIDIA GeForce Now, che consente di sfruttare la libreria di giochi già posseduta, Xbox Cloud Gaming, incluso nell’abbonamento Game Pass Ultimate, e ancora PlayStation Plus Premium e Amazon Luna. A fare da apripista era stato Google Stadia, lanciato in pompa magna nel 2019 ma chiuso già all’inizio del 2023: la dimostrazione di quanto il settore sia promettente ma ancora in cerca di un equilibrio, tra investimenti enormi e un pubblico che deve ancora abituarsi a un modo diverso di intendere il videogioco.
Cosa serve e cosa aspettarsi
Il grande alleato del gioco a distanza resta la connessione: servono una buona banda e una latenza ridotta, altrimenti tra il comando impartito e la risposta sullo schermo si crea quel fastidioso ritardo che rovina l’esperienza. I modelli commerciali sono sostanzialmente due: c’è chi punta sull’acquisto dei singoli giochi, che restano nella propria libreria, e chi invece propone cataloghi ad abbonamento mensile, attivabili e sospendibili a piacimento a seconda delle esigenze. Con reti sempre più veloci, la diffusione della fibra e l’ingresso dell’intelligenza artificiale, è lecito aspettarsi che questa tecnologia diventi ancora più accessibile. Il messaggio, in fondo, è chiaro: per giocare insieme, oggi, la distanza conta sempre meno, e a fare la differenza è diventata la qualità della propria linea più che la potenza del proprio dispositivo. Un ribaltamento di prospettiva che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato semplicemente impensabile.